Quando la Radio…

L’epoca d’oro della radio
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Quando i ragazzi del futuro leggeranno queste righe penseranno di trovarsi di fronte ad una favola, ad un mondo irreale, mai esistito, un mondo dove la televisione era una parola ancora da inventare e nessuno sapeva cosa fossero internet, i cellulari e l’iPod. Proprio una favola, e anche scritta male! – diranno -. Come si può essere felici senza tv, senza internet e senza la nuova suoneria appena scaricata sul telefonino? Già…
Eppure ci sono delle favole che rimangono, con il loro mondo e le loro musiche, i loro eroi e i loro sogni a buon mercato. Un mondo che magico non era, che facile non era. Un mondo in bianco e nero dove la favola era rifugio ma non fuga e dove la parola Amore profumava sempre di sacro, di nobiltà, di umanità profonda. lo su quel mondo orfano di tecnologie e ricco i sentimenti ci abitavo, e ci stavo bene. La musica era la mia piccola favola, un’isoletta di felicità a portata di mano: la magia potevano essere anche quei pochi minuti da cantare insieme ascoltando la radio, l’unico mezzo di comunicazione di massa, momenti preziosi da condividere in casa, con gli amici, talvolta a scuola. Ecco la bacchetta magica al servizio della nostra piccola-grande felicità quotidiana: la radio.

– Radio è una parola che accende i ricordi. I miei sono legati a quel mobile austero che, ingioiellato da tante misteriose valvole (le nonne nobili dei più popolari transistor), campeggiava sulla vetrina in cucina. Lo ascoltavamo in un silenzio quasi rispettoso, e in un immaginario dialogo gli avremmo dato sicuramente del Lei. Ascoltavamo dopo aver sparecchiato la tavola, oppure nelle sere dei lunghi e freddi inverni d’un tempo, ma anche nelle luminose spensierate estati di fanciulli appena usciti dalla prigione scolastica. Il nonno era il mio mago personale: lui sapeva tutto delle radio e persino le riparava! Lui non temeva il futuro, anzi lo sfidava: fu un pioniere e una persona speciale nel nostro piccolo paese, riverito e amato per questo suo moderno potere taumaturgico che in realtà era il suo divertimento più grande. Se nella culla piangevo soltanto quando mamma spegneva la radio, devo a lui i primi ascolti da grandi, devo a lui buona parte della mia inguaribile malattia: la musica.

– Radio è la parola che accende la musica, che ti regala la canzone che poi canterai in bagno e per strada, alla tua amata e ai tuoi figli, la canzone che consola e che unisce, la canzone che ti carezza e profuma di buono. Per questo sono più che certo del successo anche di questa seconda parte dell’Operazione Radio ideata e realizzata magnificamente da Concezio Leonzi e Luca Bonutti con la straordinaria squadra di eccellenze composta da Coro e Orchestra Natissa di Aquileia, cui stavolta si aggiungono i superospiti Marco Castelli, Gabriele Centis, Lucio Degani, Lorena Favot e Sebastiano Zorza, senza dimenticare l’abito cucito per ogni canzone da un ingegnere del suono colto e innamorato come Dario Caroli. Siamo di fronte a un progetto culturale di omaggio a una nazione e alla sua storia musicale popolare (ma non popolaresca), ad un percorso che non ha nulla di localistico, di relativamente circoscritto. Perché? I motivi sono tanti, e tutti importanti, come per il disco precedente del resto. Prima di tutto per l’alta qualità artistica di ogni componente di questa squadra tutta orgogliosamente del Friuli-Venezia Giulia; in secondo luogo per la qualità dell’incisione; in terzo luogo per la benemerita iniziativa storico-culturale di recupero e di ri-diffusione di un patrimonio che appartiene alla gente, all’Italia e agli italiani. E, non ultimo, l’approccio a questo tesoro musicale: Leonzi e Bonutti vi si sono accostati come si trattasse di Mozart o di Beethoven, con rispetto e umiltà, ritoccando al minimo le canzoni (soprattutto negli arrangiamenti che coinvolgono il coro, unica vera e vincente novità). Concezio e Luca sono riusciti nell’impresa, restituendoci quel clima, quelle liriche e le melodie così come erano state pensate e per lunghi anni presentate al pubblico attraverso la radio, con brillantezza ed eleganza. Anni dorati!

– Il repertorio cui attingere è pressoché sconfinato e di rara bellezza, da scoprire e gustare pian piano: dai classicissimi come Parlami d’amore Mariù, Ma le gambe e La strada nel bosco fino a Donna, da Non dimenticare, Bambina innamorata fino a Lelio Luttazzi, grande e indimenticato protagonista della musica italiana alla radio quanto in tv: Leonzi, Bonutti, Coro e Orchestra Natissa gli rendono affettuoso omaggio interpretando Vecchia America e ll giovanotto matto.

– A chi ama l’Epoca d’oro della Radio e segue già con interesse e passione il percorso di questa supersquadra di musicisti del Friuli-Venezia Giulia auguriamo soltanto un buon proseguimento (su disco ma anche ai concerti, sempre strepitosi!). Ai ragazzi del futuro speriamo di fare una bella sorpresa: un grande salto nel passato per un più grande balzo verso un domani in cui poesia e musica, sentimento e sogno possano avere ancora un posto privilegiato. Come quella radio che scaldava la nostra giovinezza e accendeva di musica i sogni degli italiani. Radio è tornata per restituirci quella magia. Signore e Signori, buon ascolto!

Nicola Cossar